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Caccia, il Governo Meloni dichiara guerra alla biodiversità

ENPA, LAC, LAV, LEIDAA, Legambiente, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection, Federazione Nazionale Pro Natura, OIPA e Wwf denunciano che «Ieri, mentre il Parlamento approvava nuove norme incostituzionali a favore dei cacciatori, il Consiglio dei ministri, nonostante il parere tecnico espresso dagli uffici del Ministero dell’Ambiente che ne rilevava l’incostituzionalità ha comunque deciso di non impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale della Lombardia elaborata da un consigliere regionale ex presidente di un’associazione venatoria, che introduce una sanatoria per tutti i detentori di uccelli utilizzati come richiami vivi e catturati illegalmente in natura».

Secondo le associazioni ambientaliste e animaliste, «La legge è un vero e proprio regalo a bracconieri e trafficanti che ogni anno alimentano il mercato illecito di questi uccelli selvatici (come merli, tordi, allodole e piccoli insettivori) prelevati illegalmente dai nidi, sia in Italia che all’estero, per poi finire soprattutto nell’area delle Prealpi lombardo-venete dove i cacciatori sono disposti a pagare centinaia di euro per ogni esemplare destinato ad essere rinchiuso in minuscole gabbie, per richiamare col suo canto i suoi simili verso le fucilate. L’ultimo anello di questa catena è quello della ristorazione perché questi uccelli di pochi grammi sono destinati a finire sulle tavole anche di ristoranti e sagre, per la realizzazione di piatti come lo spiedo bresciano e la polenta con gli uccelli.  La consistenza di questi traffici è attestata dalle numerose operazioni di polizia effettuate dai Carabinieri Forestali e dalle polizie provinciali che ogni anno sequestrano ingenti somme di denaro frutto della vendita illegale di migliaia di uccelli».

Le associazioni concludono: «Il Governo dovrà rendere conto agli italiani e all’opinione pubblica internazionale del perché di tali scelte criminogene e di tanto accanimento verso la biodiversità e gli animali. Noi ci rivolgeremo alla Commissione europea, perché ormai è provato che, su questi temi, le principali istituzioni pubbliche italiane non operano per il bene comune, ma solo per esaudire le folli e irresponsabili richieste del mondo venatorio».

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