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Ecco Ciro, il primo database per guidare le regioni italiane verso la neutralità climatica

Il Climate Indicators for Italian RegiOns (CIRO) è il primo database in Italia che raccoglie, analizza con indicatori originali e mette a confronto dati e buone pratiche ambientali adottate dalle Regioni italiane per guidarle nel processo di decarbonizzazione dei loro territori e nel raggiungimento degli obiettivi climatici.

Sviluppato da Italy for Climate in collaborazione con Ispra, il database è frutto di un lavoro di ricerca e rielaborazione di dati che ha permesso di individuare 26 indicatori articolati in 8 aree tematiche: emissioni, energia, rinnovabili, edifici, industria, trasporti, agricoltura e vulnerabilità.

Tra questi anche dati e indicatori originali, elaborati per la prima volta e raccolti con l’obiettivo di fornire al dibattito pubblico e alle Amministrazioni locali un quadro completo e aggiornato che consenta di identificare le aree di miglioramento e le migliori pratiche da adottare.

La piattaforma CIRO comprende anche una raccolta di buone pratiche dalle regioni, realizzata in collaborazione con il Gruppo GEDI.

CIRO è stato presentato oggi da Italy for Climate al KEY – The Energy Transition Expo, occasione di dibattito tra i rappresentanti delle istituzioni e delle regioni su esigenze e fattori abilitanti da mettere in campo per supportare il loro contributo al percorso verso le zero emissioni.

Nel suo intervento Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, ha detto che «Per poter avere la possibilità di contenere l’aumento delle temperature fra 1,5 e 2°C, evitando una precipitazione catastrofica della crisi climatica, occorre accelerare l’impegno per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, secondo le convergenti indicazioni delle istituzioni scientifiche e di quelle internazionali. L’Europa che, con le misure in atto, non sarebbe in traiettoria con questo target, sta promuovendo un pacchetto impegnativo di misure (Fit for 55%) per mettersi al passo. Anche l’Italia è in ritardo: nei settori non ETS (trasporti, edifici, agricoltura, rifiuti, piccole imprese) dal 2015 al 2022 ha ridotto le emissioni solo del 4%: di questo passo arriverebbe al proprio target europeo del 43,7 % non al 2030, ma al 2050, con 20 anni di ritardo. Per accelerare l’impegno per il clima in Italia è indispensabile coinvolgere, di più e meglio, anche le Regioni».

Andrea Barbabella, Coordinatore di Italy for Climate ha aggiunto: «Non è possibile guidare un territorio sulla strada della transizione energetica senza avere un quadro chiaro e aggiornato dei principali indicatori in gioco. Per questo, insieme a Ispra, abbiamo voluto realizzare questa piattaforma di condivisione di dati e buone pratiche, selezionando 26 indicatori chiave, molti dei quali frutto di specifiche elaborazioni originali. Attraverso questo database, le regioni potranno approfondire i propri punti di forza come anche quelli di debolezza e poter sviluppare così strategie di contrasto alla crisi climatica a scala territoriale più avanzate ed efficaci».

Le 8 aree tematiche di CIRO che individuano le migliori performance di una regione sono:

1 Emissioni: punto di partenza per valutare un percorso di neutralità climatica. E’  la Liguria la regione apripista in termini di riduzione delle emissioni pro capite di gas serra. Il valore si è, infatti, ridotto del 65%, oltre l’obiettivo 2030 del green deal, soprattutto grazie alla riduzione nell’uso di carbone (nel 1990 rappresentava il 60% del fabbisogno energetico e nel 2021 il 5%).  In termini di assorbimenti forestali, invece, la Toscana risulta essere la seconda regione più performante in questo indicatore (con 270 tCO2eq assorbite per ogni km quadrato di superficie), grazie a una valida gestione delle aree boschive.

2 Energia: circa l’80% delle emissioni in Italia sono prodotte dai nostri consumi di energia, per questo intervenire sul risparmio energetico e sulla riduzione delle fonti fossili di energia è fondamentale per il percorso di transizione energetica del Paese. Campania e Sicilia sono le prime per consumi finali di energia pro capite, ovvero le regioni che consumano meno anche grazie ad un clima particolarmente mite che richiede un minore fabbisogno di riscaldamento. Nel confronto sulla distribuzione delle fonti nel mix energetico, spiccano le 14 regioni che sono già “coal free”, ovvero che hanno già azzerato i consumi di carbone.

3 Rinnovabili: è uno dei settori in cui le Regioni possono dare il contributo più incisivo alla decarbonizzazione del Paese e allo sviluppo di queste filiere nei territori, avendo responsabilità amministrative cruciali rispetto alla realizzazione degli impianti.  A spiccare nell’ambito dell’energia rinnovabile, con una quota record pari al 97,6% del totale dell’energia consumata, è la Valle d’Aosta, regione storica dell’idroelettrico italiano. Il Veneto, invece, si distingue per numero di Comunità energetiche rinnovabili (CER) attivate, con il record di 13 solo nel 2022.

4 Edifici: settore più energivoro in Italia e secondo per emissioni di gas serra. E’ il Trentino che spicca per quota di edifici in classe A negli APE, mentre è nelle regioni del sud che si registrano quote record di consumi elettrici, un elemento molto importante per l’efficienza e la decarbonizzazione di questo settore.

5 Industria: primo settore per emissioni di gas serra in Italia, ma è anche quello che negli ultimi anni le ha ridotte maggiormente. Fra le regioni che spiccano per l’industria c’è la Lombardia, che in rapporto al valore aggiunto riesce a mantenere sia emissioni che consumi di energia del settore particolarmente bassi.

6 Trasporti: tra i settori in cui ridurre le emissioni è più difficile, soprattutto in un Paese come l’Italia che presenta un’altissima dipendenza dall’utilizzo dell’automobile privata e fatica ancora ad avviare un solido mercato dell’auto elettrica. In questo settore la regione che emerge è il Lazio, seconda per passeggeri che utilizzano il trasporto pubblico locale (fonte Ministero dei trasporti), la regione registra la più alta quota di auto elettriche immatricolate nel 2022 (pari al 4,5%).

7 Agricoltura: settore strategico per la decarbonizzazione del Paese, a cui possono contribuire pratiche agricole virtuose e una migliore gestione degli allevamenti. Con il 35,7% di quota, la Calabria è seconda nell’indicatore che misura la quota di agricoltura biologica, e terza per basso utilizzo di fertilizzanti in agricoltura. Anche in Puglia le prestazioni del settore agricolo sono molto positive: l’indicatore delle emissioni settoriali pro-capite è tra i più bassi d’Italia, l’indicatore che misura la quota di agricoltura biologica (25%) superiore alla media (19%), il numero di capi di bovini allevati pro capite è basso, così come è fra i più bassi d’Italia il valore dell’indicatore dell’utilizzo di fertilizzanti.

8 Vulnerabilità: la vulnerabilità alla crisi climatica espone i territori a grandi rischi per la salute delle persone e per l’economia; a contribuire alla vulnerabilità sono molti fattori su cui i territori hanno diversi gradi di responsabilità, fra cui la densità abitativa, il consumo di suolo, la presenza di corpi idrici e la morfologia del territorio. E’ la Basilicata la regione che, in riferimento all’indicatore che misura quanta popolazione residente si trova in aree a medio ed elevato rischio di alluvione, risulta essere la meno esposta, anche grazie ad un tasso di consumo di suolo fra i più bassi del Paese. E’ invece l’Umbria la regione che nel 2022 ha registrato il più basso numero di eventi meteoclimatici estremi in rapporto alla superficie.

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