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Ecco come cambiano i vertici di Iren dopo l’arresto dell’amministratore delegato

Nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – al momento ai domiciliari – è stato arrestato anche l’amministratore delegato di Iren, Paolo Emilio Signorini (nella foto).

Entrato in carica lo scorso agosto dopo l’indicazione formulata dai sindaci di Genova, Torino e Reggio Emilia (Iren è infatti una multiutility a maggioranza pubblica), Signorini è finito al centro dell’inchiesta non per il suo ruolo in Iren ma per quello ricoperto precedentemente in qualità di presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale.

Con l’obiettivo di assicurare stabilità e continuità alla gestione aziendale, il cda di Iren si è riunito oggi d’urgenza e deliberato di «revocare temporaneamente» le deleghe all’ad per ridistribuirle tra il presidente Luca Dal Fabbro e il vicepresidente Moris Ferretti.

«Questo assetto – dichiarano dalla società – garantisce la piena continuità delle attività aziendali per il conseguimento degli obiettivi contenuti nel Piano industriale».

Solo nell’ultimo anno Iren ha messo in campo investimenti per quasi 1 miliardo di euro lungo lo Stivale, di cui 867 milioni di euro di investimenti tecnici destinati all’efficientamento delle reti di distribuzione, allo sviluppo degli impianti di trattamento rifiuti e all’incremento della capacità di generazione rinnovabile e 67 milioni di euro di investimenti in M&A.

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