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Il fotovoltaico sui terreni agricoli fa bene alla biodiversità, moltiplicando per 20 le api

La biodiversità globale degli insetti è in declino da anni a causa della perdita di habitat, dei pesticidi e dei cambiamenti climatici. Ma il ripristino dell’habitat, abbinato a cambiamenti intelligenti nell’uso del territorio verso lo sviluppo di energie rinnovabili, potrebbe aiutare a invertire la rotta.

È quanto emerge da un nuovo studio sul campo – è il caso di dire – durato cinque anni e condotto dai ricercatori dell’Argonne national laboratory e del National renewable energy laboratory del Dipartimento dell’Energia (Doe) degli Stati Uniti.

La ricerca si è sviluppata a partire dal 2018, esaminando due siti fotovoltaici del Minnesota installati su terreni agricoli ormai inutilizzati, e gestiti da Enel green power North America.

I ricercatori hanno condotto 358 indagini osservazionali sulla vegetazione in fiore e sulle comunità di insetti, valutando i cambiamenti nell’abbondanza e nella diversità di piante e insetti ad ogni visita.

Alla fine della campagna, tutti i parametri relativi all’habitat e alla biodiversità sono migliorati. È stato documentato un aumento della diversità delle specie vegetali autoctone e dell’abbondanza di fiori.

Inoltre, il team di ricerca ha osservato un aumento nell’abbondanza e nella diversità degli insetti impollinatori autoctoni e degli insetti utili all’agricoltura, tra cui api mellifere, api autoctone, vespe, calabroni, sirfidi, altre mosche, falene, farfalle e scarafaggi.

L’abbondanza totale degli insetti è triplicata – i gruppi più numerosi osservati sono stati coleotteri, mosche, falene – mentre il numero delle api autoctone è aumentato di 20 volte.

«Questa ricerca – spiega Lee Walston, co-autore dello studio ed ecologo paesaggista – evidenzia le risposte relativamente rapide delle comunità di insetti al ripristino degli habitat nei siti di energia solare. Dimostra che, se adeguatamente posizionata, l’energia solare rispettosa dell’habitat può essere un modo fattibile per salvaguardare le popolazioni di insetti e può migliorare i servizi di impollinazione nei campi agricoli adiacenti».

Si tratta di un tema di cruciale importanza per l’avanzamento della transizione ecologica, che richiede di accelerare l’installazione di impianti rinnovabili sul territorio. Il Doe stima che negli Usa saranno necessari circa 10 milioni di acri di terreno per lo sviluppo fotovoltaico su larga scala entro il 2050, e alcuni terreni sono più adatti rispetto ad altri: ovvero quelli già sfruttati per mano umana come i campi agricoli incolti, rispetto a quelli selvaggi.

In questi contesti lo sviluppo dell’agrivoltaico – che prevede la combinazione di attività agricole sullo stesso fazzoletto di terra occupato dai pannelli – è particolarmente adeguato, presenta mutui vantaggi e può essere declinato in varie versioni. Come quella adottata nello studio del Doe, che si concentra sulla creazione di habitat per insetti impollinatori e altri animali selvatici che possono fornire importanti servizi ecosistemici, come l’impollinazione.

«Poiché circa l’80% del futuro sviluppo solare a terra potrebbe avvenire su terreni agricoli – spiegano i ricercatori – la corretta ubicazione dell’energia solare rispettosa dell’habitat su terreni agricoli marginali non solo può preservare i terreni agricoli principali, ma potrebbe rendere i terreni agricoli principali più produttivi attraverso i servizi di impollinazione forniti da energia solare rispettosa dell’habitat».

Si tratta di un approccio di grande interesse anche per il nostro Paese, dove paradossalmente lo sviluppo dell’agrivoltaico viene spesso osteggiato proprio dalle associazioni di rappresentanza agricola, nonostante l’agricoltura sia uno dei settori più colpiti dalla crisi climatica in corso.

Anche la normativa italiana – si guardi ad esempio alla bozza di decreto sulle aree idonee – rischia di penalizzare approcci simili.

Eppure per raggiungere il target di installazione delle fonti rinnovabili al 2030 si stima come necessario solo lo 0,2% del territorio nazionale, in uno scenario di economicità (il fotovoltaico sui tetti costa più del doppio di quello a terra) senza dover per forza sottrarre terreno all’agricoltura (si pensi appunto all’agrivoltaico) e senza danneggiare i suoli impermeabilizzandoli come accade col cemento.

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Written by redazione

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