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Il nuovo ministero dell’Ambiente e il ministro a sua insaputa

Con l’arrivo al Governo della destra, l’ex ministero dell’Ambiente e della protezione del territorio e del mare, diventato  con Draghi ministero della Transizione ecologica (Mite), ridiventa ministero dell’Ambiente ma si mantiene attaccato il vagoncino della Sicurezza energetica, che probabilmente verrà affidato alle cure del ministro uscente Roberto Cingolani, una specie di “badante” della linea energetica fossile (e magari nuclearista) della destra, per dare la linea al nuovo ministro Gilberto Pichetto Fratin, nominato pare a sua insaputa, visto che quando la premier Giorgia Meloni  ha letto la lista dei ministri lo aveva erroneamente destinato alla Pubblica amministrazione scambiandolo di posto con Paolo Zangrillo.

Entrambi si erano precipitati a ringraziare per l’incarico per poi scoprire (con un irrituale comunicato stampa di Fratelli d’Italia) che dovevano scambiarsi di posto.

La lettura del curriculum vitae del nuovo ministro Pichetto Fratin pubblicato sul sito dell’ormai ex Mite e è sconsolante: le parole ambiente ed energia non compaiono mai, si tratta di temi che non hanno niente a che vedere con le sue competenze professionali di commercialista e revisore dei conti e con la sua lunga carriera politica e parlamentare all’interno di Forza Italia, segnata però da una fedeltà assoluta a Silvio Berlusconi.

Qualcuno dirà che ci sono stati altri ministri all’Ambiente altrettanto “non competenti”, ma Pichetto Fratin sembra arriva a quel ministero con un iter tragicomico di compensazione della guerriglia preventiva di Berlusconi alla Meloni, quasi come se il ministero dell’Ambiente fosse (e purtroppo in Italia lo è) un dicastero di serie C, da ultima figurina per finire l’album del Governo con le riserve.

Il problema è che sarà questo ministro a sua insaputa a doversi confrontare fra pochissime settimane con la tre crisi esistenziali dell’umanità: il cambiamento climatico e il riscaldamento globale alla 27esima conferenza delle parti  dell’United Nations framework convention on climate change (Cop27 Unfccc) a Sharm El Sheik e la sesta estinzione di massa alla Cop15 della Convention on biological diversity (Cbd) di Montreal, mentre impazza la cisi energetica figlia della guerra in Ucraina e che sta facendo esplodere guerre e fame ovunque nel mondo.

È questo ministro dell’Ambiente senza competenze ambientali che dovrà portare a rispettare gli impegni climatici ed energetici dell’Italia e a realizzare la direttiva europea per proteggere il 30% del territorio emerso e di quello marino.

Avergli affiancato come sorvegliante Cingolani, che da ministro non ha fatto nulla per la biodiversità (per la quale non aveva evidentemente competenze) e che ha fatto lo slalom sul rinnovamento energetico con fughe in avanti fossili e pro-nucleari non è una bella notizia, se non per chi vuole assolutamente andare avanti con il rigassificatore di Piombino, non dismettere le fossili – anzi trivellare di più – non facendo spazio davvero alle rinnovabili e avventurarsi nell’impossibile rinascimento nucleare camminando sul ponte delle Stretto di Messina.

C’è una speranza: che il neofita ministro a sua insaputa si renda conto che se vuole davvero contare qualcosa deve mantenere gli impegni presi dall’Italia in campo climatico e ambientale. L’auspicio è che Gilberto Pichetto Fratin ci meravigli con un soprassalto di autonomia, chiudendo con il negazionismo climatico e l’ecoscetticismo che permeano il suo partito e gran parte della maggioranza di Governo. Ci piacerebbe molto essere sorpresi, speriamo (davvero) in positivo.

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Written by redazione

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