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In tre ore la pioggia di un mese, con Ciaran la crisi climatica torna a sommergere la Toscana

Fino alle 18 di oggi in buona parte della Toscana è ancora in corso l’allerta meteo arancione per mareggiate, rischio idraulico e vento forte, ma il peggio del ciclone Ciaran dovrebbe essere ormai passato.

Ancora una volta si piangono i morti della crisi climatica – sei finora le vittime accertate, tra Montemurlo, Rosignano e Lamporecchio – e si lavora per ricomporre i cocci di un territorio devastato. Senza poter abbassare la guardia: nel fine settimana è previsto l’arrivo in Europa di un nuovo ciclone extratropicale (Domingos), che da sabato pomeriggio porterà piogge abbondanti sull’alta Toscana, seguite domenica da raffiche di libeccio/ponente fino a 100 km/h.

Nel mentre sui territori continuano gli sforzi per il contenimento delle acque, con al lavoro squadre della Protezione civile regionale e nazionale, oltre 500 vigili del fuoco e 480 tecnici E-distribuzione (Enel) per riportare energia alle zone senza elettricità.

Sforzi coordinati dalla Regione Toscana e dai sindaci delle aree colpite. Era stata diramata un’allerta arancione per l’attesa di una bomba d’acqua sulla lucchesia, che invece si è concentrata soprattutto sulla valle dell’Arno e del Bisenzio.

«La situazione è monitorata, ma estremamente delicata e in evoluzione – spiega l’assessora regionale alla Protezione civile Monia Monni, per tutta la notte e tutta la giornata impegnata nel coordinamento delle attività della Soup – Le ulteriori instabilità meteo, relativamente alle quali è stata inviata anche una nuova allerta, certo non facilitano il deflusso delle acque, né gli interventi dei soccorritori. Stiamo lavorando su più fronti, compreso quello sanitario e quello della gestione dell’immensa ed imprevista mole di rifiuti che si sta andando a creare. Ringrazio tutti i soggetti pubblici e privati che si stanno impegnando in prima persona nella gestione dell’emergenza, e ringrazio anche le altre Regioni che si sono già attivate per l’invio di mezzi e personale di Protezione civile a supporto della nostra struttura, in particolare Piemonte e Lombardia, già arrivate in nostro soccorso, e Liguria, Lazio, Valle d’Aosta, Marche, Emilia Romagna e Calabria, che hanno dato la loro disponibilità».

Il fiume Bisenzio è straripato (nella foto Campi, ndr), così come i torrenti Furba e Bagnolo, a Prato le strade si sono allagate con gravi danni, come pure a Quarrata, Pontedera e Seano, più circoscritta ma comunque difficile la situazione a Livorno, mentre si contano ospedali allagati a Empoli, ancora a Pontedera e a Prato.

È l’eredità di un’estate particolarmente calda che sta presentando il conto, dato che per ogni grado di riscaldamento in più che sperimentiamo, l’atmosfera è in grado di trattenere un 7% in più di vapore acqueo, incrementando le possibilità di violenti rovesci: la comunità scientifica internazionale è già concorde nello spiegare che la crisi climatica comporta un incremento in intensità e frequenza degli eventi meteo estremi, che non a caso in Toscana sono aumentati del 27% nei primi 10 mesi di quest’anno (arrivando a quota 28) rispetto allo stesso periodo del 2022.

«Ci siamo imbattuti in un evento che, per le proiezioni climatologiche degli esperti, diventerà la nostra nuova normalità – spiega il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza – Per questo, dobbiamo rendere più resilienti le nostre città e i nostri territori, rendendo più spugnoso e permeabile il suolo; dobbiamo quindi cominciare a lavorare seriamente alla delocalizzazione di funzioni e comparti urbani che sono oggi situati in aree a forte rischio idrogeologico. Ciò che un tempo ci sembrava diseconomico diventa, oggi, la soluzione più sensata per abbattere un rischio di perdite di vite umane e di risorse che non possiamo più permetterci di ritenere accettabile».

«Ben vengano le opere di mitigazione come le casse di espansione necessari per mettere a riparo il costruito, ma che non vengano utilizzate per urbanizzare nuove aree e mettere a rischio altri cittadini, servizi e imprese», aggiunge nel merito Antonello Fiore, presidente nazionale della Società italiana di geologia ambientale (Sigea).

Nel frattempo però le emissioni di gas serra legate all’uso dei combustibili fossili continuano a crescere, e così fanno i rischi climatici. «Quella di ieri – spiega Giani – è stata una precipitazione senza precedenti: non è caduta così tanta acqua in così poco tempo nemmeno nell’alluvione del 1966», di cui proprio domani ricorre l’anniversario: «Sulla fascia che va da Livorno a Campi Bisenzio si sono abbattute precipitazioni che non si vedevano da oltre 50 anni. Quasi 200 mm di pioggia in tre ore registrati in alcune stazioni, pari a quello che piove nell’intero mese più piovoso di novembre».

A fronte di una tale devastazione, il Consiglio dei ministri odierno – oltre a dichiarare lo stato di emergenza nazionale per le province di Firenze, Pisa, Pistoia, Livorno e Prato, seguito a quello regionale deliberato ieri notte – ha stanziato oggi appena 5 mln di euro per i primi interventi di soccorso.

In una nota congiunta, i deputati Pd eletti in Toscana ricordano che la Regione dal 2014 investe in media 200 mln di euro l’anno contro il rischio idraulico e idrogeologico, chiedendo al Governo che nella legge di Bilancio vengano inserite le prime necessarie risorse per la ricostruzione ed i ristori dei danni pubblici e privati causati dalle alluvioni in Toscana.

«Lavorare sulla prevenzione, anche a fronte di cambiamenti climatici così evidenti, è fondamentale – dichiara nel merito Giani – Abbiamo presentato progetti per 800 milioni di euro per opere in tutta la Toscana, che riguardano anche l’Ombrone, il Serchio, la Magra, l’Albegna. Il Governo ci aveva prospettato a breve l’apertura di un bando per cui spero davvero che questi fondi arrivino. Credo – aggiunge il governatore – che proprio i lavori fatti in questi anni per la messa in sicurezza dei fiumi, a partire dall’Arno, abbiano evitato il peggio al capoluogo e in altre realtà, come ad esempio a Livorno, dove la bomba d’acqua non ha avuto effetti devastanti perché negli anni scorsi abbiamo riportato allo scoperto il Rio Maggiore ed il Rio Ardenza, prima intubati, e aumentata la portata della canalizzazione sotto la ferrovia e sotto la strada, dando modo così alle acque di fluire».

Ma anche a Livorno, nonostante le ricadute dell’alluvione siano state più lievi di quelle del 2017 quando si registrarono otto morti, i lavori da circa 80 mln di euro realizzati sul territorio mostrano alcune lacune.

«La pioggia ieri è stata spaventosa, in un’ora e mezzo sono caduti 160 millimetri di acqua, quasi ai livelli del 2017, anche come tipologia di fenomeno è stato molto simile ad allora – spiega il sindaco Luca Salvetti a margine dell’Unità di crisi – I due rii, Maggiore e Ardenza, si sono gonfiati, ma devo dire che i lavori post alluvione fatti hanno consentito di fare una risposta più resiliente rispetto a questo fenomeno, ho visto la zona dietro lo stadio dove la portata era tre volte tanto dello stesso rio quando era tombato. Quindi i lavori sono serviti a rispondere in maniera giusta. Anche le casse di espansione hanno funzionato in maniera giusta, per esempio a Borgo di Magrignano. Ci sono però due punti che non mi convincono, allo Stillo e al ponte vicino alle 5 Querce (dove le case sono state nuovamente inondate dal fango, come nel 2017, ndr), dove i rii sono esondati e hanno creato paura e preoccupazione, lì dobbiamo chiedere un ulteriore intervento a Regione Toscana e Genio civile».

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