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Isola del Giglio, i controlli al dissalatore confermano la piena sostenibilità dell’impianto

In tutta l’area del Mediterraneo – Toscana compresa – la crisi climatica avanza molto più rapidamente dalla media globale, con la Sicilia già in emergenza siccità e il resto del Paese che dovrà prepararsi ad affrontare il medesimo rischio nel corso della primavera e soprattutto dell’estate.

In un simile contesto, i dissalatori in dotazione alla Toscana costiera rappresentano infrastrutture fondamentali per la resilienza dei territori.

Sono quattro dissalatori già in funzione (a Capraia, Punta Ala, Giglio, Giannutri) e uno in via di realizzazione (all’Elba); un parco impiantistico che fa della Toscana la regione italiana più evoluta sotto questo profilo.

Non a caso l’Autorità idrica toscana (Ait) ha scelto di realizzare tre mini-documentari sul tema, in modo spiegare il funzionamento degli impianti e sfatare i pregiudizi che troppo spesso ancora li accompagnano.

Dopo il documentario dedicato all’Isola di Capraia, la seconda uscita dell’Ait si concentra sull’Isola del Giglio, dove nel 1998 – ovvero nell’anno in cui Acquedotto del Fiora ha preso in carico il servizio idrico integrato nell’area – era già attivo un primo impianto di dissalazione, un’infrastruttura che è stata potenziata già nel 2003 e poi nel 2020: oggi il dissalatore fornisce dai 25 ai 110 mc d’acqua all’ora.

«Da diversi anni a questa parte ha garantito la piena autonomia dell’isola, che prima dipendeva dal trasporto delle navi cisterna, le famose bettoline, che portavano l’acqua sull’Isola se e quando le condizioni meteo marine lo consentivano – osserva nel merito Alessandro Mazzei, direttore dell’Ait – Oggi col dissalatore l’Isola è completamente autosufficiente, ha potuto investire molto sulla propria autonomia e quindi anche sulle capacità turistico ricettive», come già evidenziato su queste colonne dal sindaco Ortelli.

Oltre a favorire la vivibilità e l’economia dell’Isola, il dissalatore del Giglio ha permesso di migliorare la sostenibilità ambientale dell’area, eliminando la necessità delle navi cisterna (con le relative emissioni legate al trasporto dell’acqua) senza aggiungere carichi significativi sull’ecosistema marino.

«Sull’Isola del Giglio c’è una situazione di attento monitoraggio che deriva dalle vicende della nave Concordia che tutti noi ricordiamo, per cui i fondali dell’Isola del Giglio sono molto controllati e molto attenzionati sin da quando è successo quell’evento così tragico. Devo dire – conclude Mazzei nel merito – che l’analisi del monitoraggio che continuamente fanno le agenzie pubbliche, a cominciare da Arpat e Asl, dimostrano la massima sicurezza anche dello scarico a mare del dissalatore: qualsiasi timore che si è avuto in passato o che ancora qualcuno ha tutt’oggi rispetto all’impatto ambientale di questi impianti viene dissipato dall’analisi dei dati effettivi, che ripeto sull’Isola del Giglio sono particolarmente accurati».

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