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Meloni alla Cop28 parla di decarbonizzazione senza neanche citare il ruolo di petrolio e gas

Dopo un primo intervento incentrato sulla produzione di cibo, il secondo appuntamento della presidente Giorgia Meloni col palcoscenico della Cop28 in corso a Dubai è arrivato nel fine settimana, con un discorso nella sessione plenaria “High-level segment for Heads of State and Government”.

Meloni ha colto l’occasione per portare avanti una retorica molto prudente sulla crisi climatica in corso, senza citare esplicitamente il ruolo di petrolio e gas, e lasciando trasparire un certo fastidio verso le soluzioni più radicali indicate dall’Ipcc come dalla Iea per concretizzare la transizione ecologica.

«L’Italia – sostiene Meloni –sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione, e lo fa in modo pragmatico, ovvero con un approccio tecnologicamente neutrale, privo di inutili radicalismi. La mia idea è che se vogliamo essere efficaci, se vogliamo una sostenibilità ambientale che non comprometta la sfera economica e sociale, ciò che dobbiamo perseguire è una transizione ecologica e non ideologica.

Stiamo gradualmente sostituendo la produzione di energia a carbone con le energie rinnovabili, abbiamo adottato un nuovo Piano per l’energia e il clima e stiamo dedicando risorse e attenzione ai biocarburanti, tanto da essere tra i fondatori della Global biofuels alliance. Nel contesto europeo, abbiamo tracciato un percorso per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e per ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Ma siamo anche impegnati a garantire, attraverso il programma Ue “Fit for 55”, un approccio multisettoriale che rafforzi i mercati del lavoro e attenui l’impatto sui nostri cittadini».

In realtà il Governo Meloni sta facendo pochissimo per contrastarne l’avanzata: la Relazione sullo stato della green economy 2023 mostra una performance nazionale in retromarcia, come conferma anche il Rapporto 2023 dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS).

Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) proposto dal Governo Meloni è stato bocciato all’unanimità da tutte le principali forze ambientaliste del Paese, presenta target di riduzione alle emissioni inferiori a quelli medi richiesti dall’Ue, e gli obiettivi di penetrazione delle energie rinnovabili sono più bassi rispetto a quelli avanzati non solo dagli ambientalisti ma anche da Elettricità futura (Confindustria).

Ad oggi l’Italia si presenta in grande ritardo rispetto a queste deadline: nel periodo 1990-2021 il taglio delle emissioni si è limitato a un -19,9%, quando l’Ue impone di arrivare ad almeno -55% tra soli 7 anni. Lo stesso vale per la penetrazione delle rinnovabili nel mix energetico nazionale: l’obiettivo al 2030 è almeno 42,5% mentre siamo fermi al 19%, eppure anche nei primi nove mesi di quest’anno sono entrati in esercizio solo 3,9 GW di nuovi impianti rinnovabili, quando dovrebbero essere circa +12 GW l’anno.

«Pur citando l’eliminazione graduale del carbone in Italia, l’elefante nella stanza rimangono gas e petrolio – commenta il Wwf Italia – È, insomma, emersa ancora una volta la subalternità del Governo alla narrativa dettata dall’interesse immediato delle partecipate oil&gas».

Per il Wwf, la narrativa va ribaltata perché la realtà è molto diversa. La crisi climatica ci impone di accelerare la transizione e il ruolo dei Governi è guidarla cogliendone tutte  le opportunità e accompagnandola con le corrette misure a tutela di tutti.

«Non c’è ideologia – sottolineano gli ambientalisti del Panda – nel chiedere di indirizzare i miliardi di investimenti e incentivi nocivi che ancora vanno ad alimentare l’industria fossile: ci sono invece decenni di studi che indicano nuove fonti energetiche e nuovi modelli di sviluppo compatibili con un futuro di benessere per tanti e non per pochi, come di fatto avviene oggi. Non c’è neutralità davanti alla crisi climatica e le sue cause, quindi la cosiddetta neutralità tecnologica, come l’uso massiccio, senza criterio e quindi ideologico dei biocombustibili per fermare l’elettrificazione, sono solo foglie di fico per rallentare la transizione, che potrebbero però aggravare la crisi climatica ed ecologica. Il vero approccio ideologico, inoltre, è quello che difende il passato e non vuol vedere l’urgenza dell’azione sul clima e i rischi dei ritardi anche per economia e società».

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