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Migranti: uno su tre muore mentre fugge da una guerra

L’International Organization for Migration’s (IOM) celebra il decennale del suo Missing Migrants Project con la pubblicazione del nuovo rapporto “A decade of documenting migrant deaths” che rivela i traf gici trend delle morti e nelle sparizioni dei migranti negli ultimi 10 anni.

Quando nel 2014 è iniziato il progetto Missing Migrants dell’IOM, le informazioni venivano raccolte quasi esclusivamente da articoli di notizie su un semplice foglio di calcolo. Dieci anni dopo, la raccolta dei dati è migliorata notevolmente, ma la realtà dei migranti costretti a intraprendere rotte pericolose non è cambiata.

Oggi, il Missing Migrants Project rimane l’unico database globale open-access sulle morti e le sparizioni dei migranti che raccoglie informazioni da molte fonti. inclusi governi, funzionari delle Nazioni Unite e organizzazioni della società civile.

L’IOM sottolinea che «Più di un terzo dei migranti deceduti il ​​cui Paese di origine può  essere identificato proviene da Paesi in conflitto o con grandi popolazioni di rifugiati, evidenziando i pericoli affrontati da coloro che tentano di fuggire dalle zone di guerra senza percorsi sicuri».

Il rapporto  ripercorre gli ultimi 10 anni, segnati da oltre 63.000 morti e sparizioni documentate durante la migrazione e con più morti registrate nel 2023 rispetto a qualsiasi anno precedente. L’iom dice che «Queste cifre dimostrano l’urgente necessità di rafforzare le capacità di ricerca e salvataggio, di facilitare percorsi migratori sicuri e regolari e di azioni basate sull’evidenza per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L’azione dovrebbe includere anche una cooperazione internazionale intensificata contro le reti di contrabbando e tratta senza scrupoli».

I principali risultati del rapporto includono:  

Annegamento come principale causa di morte : quasi il 60% dei decessi documentati durante la migrazione sono legati all’annegamento, con oltre 27.000 decessi solo nel Mediterraneo. Il rapporto  è di fatto una critica a quel che sta facendo il governo di destra italiano: sottolinea «La necessità di rafforzare le capacità di ricerca e salvataggio per salvare vite umane in mare» e «L’importanza di collaborare con i governi per facilitare rotte migratorie più sicure».

Le morti dei migranti sono sottostimate: gli oltre 63.000 decessi e sparizioni registrati durante la migrazione negli ultimi dieci anni rappresentano probabilmente solo una frazione del numero effettivo di vite perse in tutto il mondo. Il rapporto evidenzia la necessità di «Migliorare gli sforzi di raccolta dati per valutare accuratamente la portata del problema e affrontare le sfide più ampie della migrazione non sicura. Ci sono più di 37.000 morti per i quali non sono disponibili informazioni su sesso o età, il che indica che il numero reale di morti di donne e bambini è probabilmente molto più alto».

vittime in aumento: nonostante gli impegni politici e l’attenzione dei media, le morti dei migranti sono in aumento, con il 2023 che segna il bilancio annuale delle vittime più alto mai registrato quando sono stati registrati oltre 8.500 decessi. Finora, nel 2024, i trend non sono meno allarmanti. Solo nel Mediterraneo, sebbene gli arrivi quest’anno siano significativamente inferiori (16.818) rispetto allo stesso periodo del 2023 (26.984), il numero di morti è quasi pari a quello dell’anno scorso.

Maggiore attenzione politica: un numero crescente di iniziative e strumenti globali, regionali e nazionali sostengono l’azione sui migranti scomparsi. I dati del Missing Migrants Project vengono utilizzati come misura della mancanza di progressi verso l’obiettivo di una migrazione sicura dell’Agenda SDG. La Progress Declaration on the Global Compact for Safe, Orderly, and Regular Migration del 2022 del Segretario generale delle Nazioni Unite chiede raccomandazioni attuabili per migliorare il coordinamento internazionale e l’assistenza umanitaria. Queste raccomandazioni, che saranno pubblicate nel 2024, forniranno una roadmap globale per affrontare la crisi in corso.

Ugochi Daniels, vicedirettrice  generale per le operazioni dell’IOM, fa però notare che «Nonostante le numerose vite perse, le cui identità rimangono sconosciute, sappiamo che quasi 5.500 donne sono morte lungo le rotte migratorie negli ultimi dieci anni e il numero di bambini identificati è di quasi 3.500. Il bilancio delle popolazioni vulnerabili e delle loro famiglie ci spinge a trasformare l’attenzione sui dati in azioni concrete».

L’IOM conclude: «Il nuovo  Strategic Plan 2024-2028 dell’IOM pone come primo obiettivo il salvataggio di vite umane e la protezione delle persone in movimento, ma non possiamo farcela da soli. Chiediamo agli Stati e agli altri partner di unirsi a noi nel nostro lavoro per porre fine alle morti dei migranti e affrontare l’impatto delle decine di migliaia di vite perse sulle rotte migratorie in tutto il mondo».

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