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Pnrr: monito della Commissione Ue all’Italia su rinnovabili, combustibili fossili, giustizia energetica e flat tax

Dalla Commissione europea è arrivato il tanto temuto, ma atteso, monito sul PNRR: «L’attuazione del piano italiano per la ripresa e la resilienza è in corso, tuttavia con un crescente rischio di ritardi: procedere rapidamente all’attuazione del piano e alla negoziazione della sua modifica è essenziale data la natura temporanea del dispositivo per la ripresa e la resilienza in vigore fino al 2026».

La prima raccomandazione al governo Meloni che arriva da Bruxelles riguarda la riduzione delle misure di sostegno energetico in vigore entro la fine del 2023: «I relativi risparmi vanno usati per ridurre il deficit pubblico», cosa che il governo di destra non intendeva proprio fare. E la Commissione avverte che se  nuovi aumenti dei prezzi dell’energia dovessero richiedere altre misure di sostegno, bisogna assicurarsi che vadano alla protezione famiglie e imprese vulnerabili, che siano fiscalmente sostenibili e che servano a preservare gli incentivi al risparmio energetico.

Poi la Commissione boccia di fatto la flat tax  di Salvini e tiepidamente sostenuta dalla Meloni: «Va garantita una politica fiscale prudente, in particolare limitando l’aumento nominale della spesa primaria netta finanziata a livello nazionale nel 2024 a non più dell’1,3%» e «Vanno preservati gli investimenti pubblici finanziati a livello nazionale e garantito l’effettivo assorbimento delle sovvenzioni per i Pnrr e di altri fondi Ue». Dopo il  2024, l’Italia «Deve continuare a perseguire una strategia di bilancio a medio termine di risanamento graduale e sostenibile, combinata con investimenti e riforme che favoriscano una maggiore produttività e una crescita sostenibile piu’ elevata, per conseguire una posizione di bilancio prudente a medio termine». Infine il tema fiscale.

Il terzo gruppo di raccomandazioni è particolarmente indigesto per il governo dell’hub del gas che è riuscito a infilare i rigassificatori anche nel decreto alluvione, infatti riguardala riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. La Commissione Ue chiede all’Italia di snellire le procedure autorizzative per accelerare la produzione di energia rinnovabile aggiuntiva e sviluppare le interconnessioni elettriche per assorbirla; aumentare la capacita’ di trasporto interno del gas per diversificare le importazioni di energia e rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento; aumentare l’efficienza energetica nei settori residenziale e aziendale, anche attraverso regimi di incentivi più mirati, rivolti in particolare alle famiglie più vulnerabili e agli edifici con le prestazioni peggiori; promuovere la mobilità sostenibile, anche eliminando le sovvenzioni dannose per l’ambiente e accelerando l’installazione delle stazioni di ricarica; intensificare gli sforzi politici volti a fornire e acquisire le competenze necessarie per la transizione green.

La Commissione Ue aggiunge che «il coinvolgimento sistematico ed effettivo delle autorita’ locali e regionali, delle parti sociali e di altri portatori di interessi rimane importante per il successo dell’attuazione del piano per la ripresa e la resilienza».

Il il deputato del MoVimento 5 Stelle in Commissione Industria, Enrico Cappelletti, ha commentato: «Il Governo Meloni raccolga l’invito della Commissione europea sul RePowerEu e presenti rapidamente questo nuovo capitolo del PNRR per ridurre l’indipendenza energetica dalle fonti fossili e i costi energetici per famiglie e imprese. Da mesi il M5S sta chiedendo in Parlamento di conoscere i progetti e le riforme e di rendere trasparente l’intenzione dell’esecutivo affinché vengano impiegate velocemente queste nuove risorse disponibili. Ora anche la Commissione europea è sulla stessa linea. Ci dà ragione e chiede quello che chiediamo noi da tempo in una delle raccomandazioni per il nostro Paese contenute nel rapporto che la Commissione ha diffuso oggi. Il silenzio del Governo su questo aspetto mostra chiaramente la sua incapacità nel dare risposte oltre a perdere del tempo con il rischio di far perdere un’occasione di sviluppo preziosa per il nostro Paese».

A latere dell’odierna audizione in Commissione dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) sulla povertà energetica e l’erogazione dei bonus sociali,  Cappelletti ha sottolineato che  «Il Governo deve intervenire con urgenza per alleviare i costi dell’energia e venire incontro agli oltre due milioni di utenti in condizione di povertà energetica. I dati definitivi sui prezzi al consumo dell’Istat per il 2022 mostrano che l’impatto dell’inflazione, determinato prevalentemente dall’incremento del costo dell’energia, è stato più consistente per le famiglie meno abbienti, attestandosi al 12,1%, ben cinque punti percentuali in più rispetto all’effetto sulle famiglie con maggiore capacità di spesa. Se gli attuali livelli di prezzo non scenderanno e gli extra profitti delle aziende energetiche non verranno limitati, per queste famiglie sarà complicato arrivare a fine mese. Occorre superare gradualmente il meccanismo del bonus sociale – continua Cappelletti – con interventi più funzionali, capaci di offrire maggiori opportunità a parità di risorse impegnate. Sono un esempio quelle che si potrebbero generare facendo partecipare i soggetti più vulnerabili nelle comunità energetiche rinnovabili grazie ai benefici del meccanismo dello scorporo della componente di energia autoconsumata nella bolletta. In tal modo, i membri delle comunità avrebbero velocemente una riduzione immediata dei costi della bolletta. Aspetti concreti che potranno essere facilmente attivati in tempi brevi se ARERA darà attuazione al meccanismo dello scorporo e il Governo, dopo mesi di annunci da parte del Ministro Pichetto Fratin, pubblicherà i decreti per l’implementazione delle comunità energetiche rinnovabili».

Secondo Europa Verde – Verdi/Sinistra Italiana, «L’Italia è troppo lenta sulle rinnovabili! Solo 3 GW aggiunti nel 2022, ben lontani dagli obiettivi di 125-150 GW al 2030. Occorre triplicare la velocità per far fronte all’elettrificazione dei consumi. Dobbiamo concentrarci sull’installazione di sistemi di accumulo per massimizzare l’efficienza delle fonti rinnovabili e ridurre la necessità di ricorrere alle fonti fossili. Inoltre, occorre definire i decreti attuativi per le comunità energetiche rinnovabili (CER) e allacciarle al POD regionale, non comunale, per sfruttare i contatori intelligenti. Il ritardo sta frenando progresso e innovazione, creando disagi per famiglie e imprese italiane. Ma premere sull’acceleratore delle rinnovabili non porta solo benefici ambientali: investimenti tra i 43 e i 68 miliardi di euro, 310.000-410.000 nuovi posti di lavoro e riduzione delle emissioni di CO2 annuali da produzione di energia tra 39 e 51 MtCO2 a partire dal 2030. E? fondamentale che il Governo intervenga per colmare questo ritardo e raggiungere gli obiettivi fissati, per conseguire benefici economici, sociali e ambientali enormi. Questa è la sola strategia possibile, altro che hub europeo del gas».

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