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Una commissione per riformare il Codice dell’ambiente, Sima e Unirima approvano

Il Codice dell’ambiente, o meglio il Testo unico ambientale, è rappresentato dal dlgs 152/2006: un testo dalla dimensioni ciclopiche, continuamente rimaneggiato nel più oscuro linguaggio burocratico, che contiene le principali normative italiane che regolano la disciplina ambientale nel suo complesso.

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato ieri l’intenzione di inaugurare una commissione ministeriale per riformarlo; un annuncio accolto subito con favore da Wwf e da Assorimap, l’Associazione nazionale delle imprese che riciclano le materie plastiche, cui si aggiungono oggi la Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Unirima, l’Unione nazionale imprese recupero, riciclo e commercio dei maceri e altri materiali.

Ad oggi le continue modifiche, quasi chirurgiche, apportate al Codice hanno determinato una situazione di grave instabilità e incertezza tra gli operatori e in molti casi anche sfiducia verso le istituzioni, rappresentando di fatto un vero e proprio disincentivo a fare impresa e un freno al processo di transizione ecologica – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – I processi penali di natura ambientale lasciano spesso perplessità interpretative, dal caso Ilva ad altre meno eclatanti vicende giudiziarie che trovano all’origine in vere e proprie “voragini” sulla corretta interpretazione delle norme. La riforma del Codice dell’ambiente deve partire dalla rimozione di quelle barriere burocratiche che non aiutano le nostre imprese e disincentivano attività virtuose favorendo comportamenti dannosi per l’ambiente».

Sulla stessa linea anche Unirima, che chiede di «rivedere il codice ambientale per semplificare gli iter autorizzativi, favorire maggiore concorrenza a benificio dell’efficienza, e valorizzare il principio della circolarità a favore di una maggiore sostenibilità ambientale.. Il testo, introdotto nel 2006, necessita infatti di una profonda attività di revisione e adeguamento alle esigenze emergenti, alle nuove tecnologie e alle innovazioni nelle quali l’Italia ha dimostrato di essere all’avanguardia».

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